I mondi paralleli della Moda e del Cinema si fondono nella Storia di Annamode in una trama perfetta: la storia di due sorelle divise nei due livelli di una sartoria. Anna disegnava bozzetti di moda elaborando quello che suggeriva la couture parigina, Teresa lavorava con i costumisti più importanti del cinema che dagli anni 50 hanno reso l’Italia un modello di genialità. Due mondi ben divisi ma che si nutrono degli stessi strumenti in un clima di voglia di fare e condivisione tipico del dopoguerra. Così Annamode da allora incarna il dualismo fra fare un abito o un costume, un dna che continua ancora ma oggi si é concentrato nell’attività di Costume e nella cura di un Archivio enorme e prezioso n parte custodito nella Fondazione che porta il loro nome. L’atelier delle sorelle Allegri nasce nel 1946 in un’Italia che esce dalla catastrofe sociale, economica e umana della seconda guerra mondiale, grazie all’iniziativa di una elegante ragazza toscana Anna Allegri.

Quando la raggiunge a Roma la sorella minore Teresa, agli inizi degli anni ’50, Annamode diventa un centro di stile e idee che combina le due attività, una che soddisfaceva le richieste sempre crescenti di eleganza delle signore dell’alta società coinvolte nel boom economico italiano, l’altra pronta a rispondere alle sempre più frequenti richieste di costumi da parte di Cinecittà. 

L’atelier “esordisce” sul grande schermo realizzando gli abiti per il film “Le ragazze di Piazza di Spagna” di Luciano Emmer. Da lì, per la sartoria, inizierà una lunga collaborazione con i più grandi registi italiani, da Antonioni a Fellini passando per Vittorio de Sica. Per tutti i più grandi costumisti dell’epoca – come Piero Tosi, Milena Canonero e Maria de Matteis. Alcuni abiti entreranno di diritto nella storia del cinema: come quello stile impero di Audrey Hepburn in “Guerra e Pace”, le sete sgargianti di Sophia Loren in “Matrimonio all’italiana” i costumi di Totò, Ninetto Davoli e Silvana Mangano ne “Le Streghe” che sembrano quelli di un brand di oggi, dimostrando una significativa capacità di sperimentazione. Soprattutto all’inizio passano dal cinema alla rivista, dal teatro di prosa alla lirica, senza dimenticare la televisione, dalle prime edizioni di “Canzonissima” agli storici sceneggiati. Dal 1950 Annamode ha partecipato alla realizzazione di centinaia e centinaia, tra i quali però ricordiamo “Matrimonio all’Italiana” di De Sica, “Rocco e i suoi fratelli” di Visconti, “Le Streghe” di Pasolini” “Il piccolo diavolo” di Benigni, “Marie Antoinette” di Sophia Coppola per citarne solo alcuni vestendo attrici ed attori del calibro di Liza Minnelli e Ingrid Bergman in “Ninà”, Maria Schell in “Le notti bianche”, Charlotte Rampling in “Il portiere di notte”, Scarlett Johansson e Helen Hunt in “A good woman”. L’attività continua guidata da Simone Bessi, nipote delle sorelle Allegri insieme a Marina Ridolfi e Fausto Pallottini. Il cambio generazionale ha portato uno sviluppo della struttura che la rende un modello di professionalità contemporanea, grazie all’uso di tecnologie avanzate insieme alla sartoria tradizionale. Con loro continua l’attività della Fondazione Allegri, nata nel 2010, dedicata alla conservazione e valorizzazione del patrimonio accumulato nel corso della sua storia, promuovendo iniziative ed attività culturali idonee a favorirne la conoscenza, nel mondo. Il legame con la moda riemerge nella visione dell’Archivio un patrimonio di 200 mila costumi 18 mila autentici 25 mila accessori definito: luogo dell’ispirazione.